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Un luogo nel quale idee e parole si incontrano

Nel mio blog raccolgo racconti delle mie esperienze come attore e come formatore teatrale, vi parlo dei miei progetti teatrali e condivido riflessioni sul teatro sociale e sull’arte in generale. Lo considero uno spazio in cui scambiare opinioni e diffondere cultura.

La vita è troppo breve per vedere spettacoli brutti

La vita è troppo breve per vedere spettacoli brutti

Delusioni e Lezioni da una serata a teatro

Ha senso oggi nel 2025 fare spettacoli in dizione?

Mi risuona questa domanda in testa dopo averne visto uno recentemente a Termoli, portato in scena da una compagnia locale.
Tralasciando la scrittura, la recitazione e la scelta del tema dello spettacolo, me lo chiedo davvero.
Nessuno ha mai parlato così, ne ieri ne oggi. Nessuno nel mondo parla così! E il teatro che ha (anche) l’obiettivo di raccontare la realtà usa una lingua finta… perché?
Non ne trovavo il senso quando ho cominciato a fare teatro a Torino in un centro di protagonismo giovanile immerso in uno squallido complesso di case popolari e non lo trovo oggi che di questo inizio finalmente a viverne dopo quasi 10 anni.

Se il dialetto (ad esempio) arriva alle persone, davvero è necessario come attori allontanarsi dal proprio modo di parlare per diventare altro?
Una volta che si sale su un palco, ci si mette davanti ad un pubblico, ci si prende quel ruolo lì… quello di raccontare storie (perché in fondo questo è quello che facciamo, anche con tutta la tecnologia e i filtri del mondo) è già chiaro a chi ascolta che quella è finzione! O comunque, mi è chiaro che l’attore sta creando un mondo in cui mi invita ad entrare e a credergli!
Ma come posso io credere ad uno che RECITA nel senso proprio che DECLAMA un testo!
Ma che me ne frega?!
Ma che noia… dove stanno le emozioni? Il sudore? L’ immedesimarsi?

Sono convinto che vedere spettacoli brutti faccia male. È un dolore proprio fisico. C’ho messo 3 giorni a riprendermi.
Durante la RECITA volevo addormentarmi, scappare, urlare… era respingente!
E alla fine non ce l’ho fatta… ho dovuto condividere questa mia sensazione con le persone amiche che erano tra il pubblico. Su 10 che ho fermato 9 avevano impressioni simili alle mie.
Per fortuna, ho pensato, non sono pazzo e non è tutto perduto.

Poi ho riflettuto su questo dolore e sul perché mi facesse così male e ho capito alcune cose…

1. Per fortuna io faccio un altro teatro
2. Le persone a cui è piaciuto non sono abituate a vedere spettacoli diversi da quello
3. Mi dà fastidio che queste cose vengano fatte a Termoli dove anche io pian piano sto proponendo la mia modalità di fare teatro
4. Non andrò mai più ad un loro spettacolo